Rivista di culture dei paesi slavi
Quadrimestrale registrato presso la Sezione per la Stampa e l'Informazione del Tribunale civile di Roma. N° 286/2003 del 18/06/2003 ISSN 1723-4042
Direttore responsabile: Simona Ragusa
A cura di: Alessandro Catalano e Simone Guagnelli
Comitato scientifico: Giuseppe Dell'Agata, Paolo Nori, Jiří Pelán, Gian Piero Piretto, Stanislav Savickij

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“Avanti, avanti senza sosta!”
Come viaggiare, pure scrivere significa smontare, riassestare, ricombinare; si viaggia nella realtà come in un teatro di prosa, spostando le quinte, aprendo nuovi passaggi, perdendosi in vicoli ciechi e bloccandosi davanti a false porte disegnate sul muro[1].
Il tema del viaggio, seppure già ampiamente trattato, si presta a sempre nuove esplorazioni[2]. Tra le numerose chiavi di lettura che si possono applicare a questa tematica, ci è sembrato interessante focalizzare l’attenzione su un aspetto particolare, ovvero il confronto tra due categorie: l’identità del viaggiatore e la nuova realtà con la quale egli entra in contatto attraverso l’esperienza del viaggio. A essa è riconducibile una struttura dialettica costituita da partenza (tesi), transito (antitesi), arrivo (sintesi). Diverse sono le spinte che inducono l’essere umano alla partenza: bisogno di autonomia, necessità di libertà da un contesto socio-culturale iniziale delimitato, desiderio di espansione mentale o territoriale, fuga. Tutto questo comporta la perdita di legami precostituiti con l’ambiente originario, processo che si accentua nella fase del transito. Dal confronto con altri modelli culturali scaturisce infatti la messa in discussione di quegli sche(r)mi che mediano la visione del mondo del singolo individuo. Lo squilibrio percepito durante tale passaggio intermedio viene meno con l’arrivo, quando si cerca di ricostruire quell’unità rotta nel momento della partenza. Questo terzo stadio rappresenta il tentativo di (ri)identificazione con il nuovo contesto in cui il soggetto si colloca: secondo le parole di E.J. Leed, il
viaggio comprende una partenza, un distacco dal presente, uno spostamento attraverso un periodo di tempo, procedure di ingresso in un altro tempo e luogo con i quali il viaggiatore raggiunge una certa integrazione o coesione e verso i quali sviluppa una certa capacità di comprensione. […] Viaggiare è un tipo di alienazione salutare che forma gli osservatori, intensifica la coscienza delle persistenze e delle differenze e permette a chi ritorna di rientrare in un presente prima opprimente per la sua familiarità con lo sguardo di un estraneo[3].
Le fasi del viaggio trovano a nostro parere esemplificazione visiva in un’opera di Marc Chagall intitolata Il viaggiatore.

Fig. 1 Marc Chagall, Il viaggiatore, 1917, grafite e acquerello su carta, 38,1x48,7 cm, Sam and Ayala Zacks Collection.
In questo acquerello è raffigurato un uomo che con energico slancio si proietta verso una nuova meta; la composizione stessa del quadro, che si sviluppa in diagonale, sprigiona la dinamicità intrinseca al viaggio: “l’arte è una maniera di ‘sentire’ il divenire dell’oggetto”[4]. Il piede destro dell’uomo fa perno sul luogo della partenza, mentre, con la gamba sinistra tesa verso l’arrivo, sorvola una cittadina appena abbozzata, tappa intermedia nel suo cammino. La tensione espressiva qui già presente sarà ulteriormente sviluppata in una nuova versione de Il viaggiatore, realizzata dal pittore nel 1918 e intitolata Avanti, avanti.

Fig. 2 Marc Chagall, Avanti, avanti, 1918, grafite e acquerello su carta, 23,4x33,7 cm, MNAM.
Qui le parole Vpered vpered bez ostanovki [Avanti avanti senza sosta] vengono riportate direttamente nel quadro, rendendo così esplicito quel messaggio che nella fase precedente restava sotteso.
Oltre alla riflessione sulla partenza e l’arrivo come momenti precisi legati all’esperienza vera e propria del viaggio, il viaggiatore qui raffigurato ci porta a prendere in esame un’altra questione cardine: quella dello stato fluido dell’identità[5], stato che si intensifica nelle tre fasi sopra ricordate. L’identità è un “processo sempre in atto, mai esauribile”[6], che poggia su un sistema binario composto da due assi paralleli. Secondo il modello proposto da Stuart Hall, il primo asse, quello della continuità, esprime il nesso con il passato; il secondo, quello della frattura, mette in luce gli elementi di discontinuità insiti nel vissuto. Nel viaggio queste due variabili si accentuano particolarmente: l’elemento di continuità è dato dal bagaglio culturale di partenza del singolo, mentre la rottura è frutto del viaggio stesso e del confronto con l’altro. Le identità culturali sono dunque l’esito di intersezioni tra strutture storiche, politiche, socio-economiche e culturali, sono “i punti instabili di identificazione o sutura, costruiti all’interno dei discorsi della storia e della cultura. Non si tratta qui di essenze, ma di posizionamenti”[7].
È nella scrittura di viaggio, intesa nella sua accezione più ampia, che gli autori posizionano le identità immaginandole e creandole. In primo luogo, è necessario tenere a mente che nel processo di posizionamento gli autori sono influenzati dalla loro cultura di origine e dal sistema di corrispondenze che devono instaurare con la cultura di arrivo. Di conseguenza le rappresentazioni della cultura e dell’identità altra che ne danno sono specchio sia del loro sé di partenza, sia di questo stesso sé calato nel nuovo contesto. In secondo luogo, è opportuno riflettere sulle due accezioni del termine ‘rappresentazione’. Essa può essere intesa sia come “riproduzione della realtà” sia come “attribuzione di un significato simbolico”, procedimenti che vengono attuati attraverso il linguaggio (verbale, figurativo e così via). Si può nuovamente prendere a esempio la rappresentazione chagalliana del viaggiatore: da un lato vediamo raffigurato – rappresentato – un uomo nell’atto di compiere un passo, dall’altro a questo stesso uomo viene simbolicamente attribuito il significato di viaggiatore (l’immagine, cioè, rappresenta un viaggiatore). Si riscontra lo stesso meccanismo nelle rappresentazioni letterarie in generale e, nel nostro caso specifico, nelle varie forme di scrittura di viaggio. Qui, infatti, la rappresentazione dell’altro non è mai una mera descrizione scevra di implicazioni, ma veicola sempre contenuti simbolici codificati dai singoli autori.

I saggi contenuti in questo volume ci inducono a una riflessione ulteriore: nel rapporto che sussiste tra viaggio e letteratura vanno distinti la letteratura di viaggio e il viaggio come tema letterario. L’esperienza del viaggio comporta la percorrenza di una distanza spaziale e temporale, e la scrittura di viaggio (lettere, diari, appunti, resoconti ufficiali) nasce dunque dall’esigenza di colmare tale distanza.
Nella raccolta si susseguiranno esempi di autori che hanno intrapreso spostamenti allo scopo di ampliare la propria Weltanschauung: è il caso, ad esempio, del contributo di Marta Valeri, nel quale viene descritto l’instancabile desiderio della principessa Zinaida Volkonskaja di viaggiare, ovvero di conoscere. Il viaggio di esplorazione è invece al centro del contributo di Daniela Cesareo, che ripercorre la spedizione intrapresa da S. Krašeninnikov attraverso la Siberia fino alla penisola della Kamčatka: in questo caso l’appropriazione territoriale e quella culturale finiscono per coincidere. L’articolo di Martina Morabito offre poi una variante del Grand Tour tradizionale: non è l’Occidente la meta scelta per il futuro Nicola II e il suo precettore Esper Uchtomskij, ma un Oriente che si estende dalla Grecia classica al Giappone. Kristina Landa tratta il viaggio da una prospettiva diversa: quella del “pellegrinaggio” di diversi scrittori simbolisti che nel primo Novecento si recarono a Koktebel’, divenuta polo magnetico grazie alla forte personalità di M. Vološin. Maria Gatti invece sposta l’attenzione al periodo interbellico, gettando luce sulla rappresentazione della Palestina all’epoca del mandato britannico attraverso le testimonianze di autori russi. I contributi di Alessandro Farsetti e Zorana Kovačević fungono da ponte tra la letteratura di viaggio (quella, cioè, che scaturisce da una esperienza autenticamente vissuta) e il tema del viaggio in letteratura, offrendoci un compendio di ampio respiro rispettivamente in ambito russo e serbo tra Ottocento e Novecento. Gli autori trattati nelle disamine (tra i quali N. Anciferov, I. Grevs, P. Muratov, M. Crnjanski, D. Maksimović, Đ. Dera) rielaborano infatti a posteriori in chudožestvennaja literatura [letteratura artistica] impressioni, ricordi e immagini derivanti dal loro diretto contatto con l’Italia e gli italiani. A questa tipologia è affine l’articolo di Luizetta Falyushina, dedicato alla rappresentazione degli Stati uniti in alcune opere di Vasilij Aksenov, che dalla propria esperienza personale ha ricavato degli ibridi letterari a metà tra ricordi e fiction.
Il tema del viaggio in letteratura è al centro dei contributi di Nadia Cornettone, Silvia Panicieri, Lucia Bonora e Natalia Osis, nei quali esso è peraltro declinato in tre diversi generi letterari (prosa, poesia, drammaturgia). Nadia Cornettone analizza nel dettaglio Podvig di V. Nabokov offrendo tre livelli interpretativi (esperienziale, narrativo e semiotico) nel viaggio del protagonista Martyn Edel’vejs. Non tanto l’esperienza del viaggio in sé, quanto piuttosto l’immagine letteraria di Venezia restituita da I. Brodskij viene proposta da Silvia Panicieri. Venezia appare anche nelle opere di K. Mácha trattate da Lucia Bonora, che dimostra come dalla descrizione telegrafica della città, caratteristica degli appunti di viaggio del poeta ceco, si passi in opere successive a una rielaborazione romantica della città lagunare. La problematica della rappresentazione teatrale del tema del viaggio viene invece affrontata da Natalia Osis attraverso l’analisi delle pièces teatrali di due autori russi contemporanei (M. Kuročkin e A. Molčanov).
D’altro canto, riteniamo che vi sia una costante tematica comune a tutti i contributi raccolti. Il viaggio e il confronto con l’altro determinano una “transizione esistenziale”[8] che conduce a una (ri)definizione di identità. Ciò è particolarmente evidente nell’esempio di Ivan Posokhin, che ripercorrendo i viaggi intrapresi da R. Svechnikau mostra il tentativo di ridefinire un’identità bielorussa resa labile dagli avvenimenti storici, attraverso il confronto con diversi modelli culturali. Il caso di S. Esenin proposto da Daniele Franzoni pone invece al centro dell’attenzione la costruzione di un’identità altra, quella di una Persia solo immaginata dal poeta. Nel suo saggio Daniele Artoni fa della pietra e della polvere elementi metaforici ricorrenti nella rappresentazione del Caucaso, percepito come una variante esotica del sé russo, in M. Lermontov, O. Mandel’štam e V. Grossman. Infine, nell’articolo di Emilio Mari il binomio sé-altro viene circoscritto al contesto urbano (nello specifico pietroburghese): da un lato vi è l’importazione di modelli altri da parte della città (ad esempio tramite la creazione di parchi o l’organizzazione di fiere e mostre), dall’altro invece si assiste all’esportazione della cultura cittadina verso le periferie grazie al sempre maggior ampliamento della rete ferroviaria.

Il presente volume raccoglie parte dei contributi presentati al convegno La letteratura di viaggio in area slavofona (Padova e Venezia, 9-10 giugno 2016), rivolto a dottorandi e post-doc di slavistica. Il convegno, organizzato nell’ambito delle attività della Scuola di dottorato in Scienze linguistiche, filologiche e letterarie dell’Università di Padova, è stato patrocinato dall’ateneo patavino e dal Dipartimento di studi linguistici e letterari; dall’Università Ca’ Foscari di Venezia, dal Dipartimento di studi linguistici e culturali comparati, dal Corso di dottorato in lingue, culture e società moderne e scienze del linguaggio; dalla Associazione Italiana Slavisti.
Desideriamo ringraziare Alessandro Catalano e Claudia Criveller per il supporto costante, e il prof. Simone Guagnelli per la fiducia incondizionata.
Siamo particolarmente contente di aver avuto la possibilità di pubblicare gli atti di questo convegno su eSamizdat e di aver in questo modo dato un piccolo contributo al proseguimento del suo progetto, condividendone in pieno le idee fondanti.
Avanti, avanti senza sosta!


Cristina Cugnata, Anita Frison, Chiara Rampazzo
[1] C. Magris, L’infinito viaggiare, Milano 2008, p. XV.
[2] Per un inquadramento critico sull’odeporica si vedano: A. Brilli, Dove finiscono le mappe. Storie di esplorazione e di conquista, Bologna 2012; Idem, Il viaggio in Italia. Storia di una grande tradizione culturale, Bologna 2006; Idem, Mercanti avventurieri. Storie di viaggi e di commerci, Bologna 2013; G. Cardona, “I viaggi e le scoperte”, Letteratura italiana, diretta da A. Rosa, V, Torino 1986, pp. 687-716; P. Fasano, Letteratura e viaggio, Roma, Bari 1999; Idem, “L’Atlante del Gran Kan. La scena del racconto di viaggio”, Il viaggio nella letteratura occidentale tra mito e simbolo, a cura di A. Gargano, M. Squillante, Napoli 2005, pp. 165-181; E.J. Leed, La mente del viaggiatore, Bologna 1992; Idem, Per mare e per terra, Bologna 1996; Da Ulisse a Ulisse (il viaggio come mito letterario), a cura di G. Revelli, Pisa, Roma 2001; R. Ricorda, La letteratura di viaggio in Italia. Dal Settecento a oggi, Brescia 2012; Generi letterari. Ibridismo e contaminazione, a cura di A. Sportelli, Roma 2001; J.-M. Schaeffer, Che cos’è un genere letterario, Parma 1992; T. Todorov, Noi e gli altri. La riflessione francese sulla diversità umana, Torino 1991; Idem, La conquista dell’America. Il problema dell’“altro”, Torino 1992; T. Youngs, The Cambridge Introduction to Travel Writing, Cambridge 2013.
[3] E.J. Leed, La mente, op.cit., p. 35.
[4] V. Šklovskij, “L’arte come procedimento”, I formalisti russi, a cura di T. Todorov, Torino 1968, p. 82.
[5] Qui e altrove si intenda identità culturale.
[6] S. Hall, “Identità culturale e diaspora”, Idem, Il soggetto e la differenza, Roma 2006, p. 243.
[7] Ivi, p. 248.
[8] Si veda P. Fasano, Letteratura, op. cit., p. 14.
eSamizdat 2016 (XI)
«La letteratura di viaggio in area slavofona»
A cura di Cristina Cugnata, Anita Frison, Chiara Rampazzo
* “Avanti, avanti senza sosta!”, Nota delle curatrici, pp. 3-6 [Versione PDF]
* Nadia Cornettone, “‘I too plan to explore a distant land’. Travel between Reality and Imagination in Nabokov’s Podvig”, pp. 7-14 [Versione PDF]
* Maria Gatti Racah, “La Palestina del mandato britannico: sguardi incrociati dal mondo russo”, pp. 15-23 [Versione PDF]
* Emilio Mari, “Pietroburghesi in viaggio: cultura popolare ed etnografia urbana”, pp. 25-35 [Versione PDF]
* Martina Morabito, “Spostando la Grecia a Est: Uchtomskij e il viaggio dello carevič Nicola”, pp. 37-44 [Versione PDF]
* Alessandro Farsetti, “L’immagine degli italiani nelle memorie di viaggio di intellettuali russi a cavallo di Ottocento e Novecento”, pp. 45-53 [Versione PDF]
* Daniela Cesareo, “Geografia di un’altra Russia: la Kamčatka di S.P. Krašeninnikov”, pp. 55-62 [Versione PDF]
* Daniele Artoni, “Dust and Stone: Caucasian Sketches in Lermontov, Mandelstam and Grossman”, pp. 63-70 [Versione PDF]
* Daniele Franzoni, “Laggiù, nel lontano Oriente. I motivi persiani di Sergej Esenin”, pp. 71-77 [Versione PDF]
* Zorana Kovačević, “L’immagine della Toscana nell’odeporica serba tra Ottocento e Novecento: natura, arte e letteratura”, pp. 79-86 [Versione PDF]
* Kristina Landa, “Il viaggio per la Cimmeria come dimensione della vita e dell’arte: il mito di Koktebel’ nei poeti russi del primo Novecento”, pp. 87-95 [Versione PDF]
* Ivan Posokhin, “Belarus vs. World: Raman Svechnikau’s Journey around the World”, pp. 97-105 [Versione PDF]
* Luizetta Falyushina, “L’incontro con l’America nella letteratura russa: l’immaginario e la realtà nelle opere di Vasilij Aksenov (1970-1980)”, pp. 107-114 [Versione PDF]
* Marta Valeri, “Quando l’altro diventa sé. Zinaida Aleksandrovna Volkonskaja viaggiatrice d’Europa”, pp. 115-122 [Versione PDF]
* Наталья Осис, “Путешествие в современной русской драматургии на примере пьес Максима Курочкина и Александра Молчанова”, pp. 123-130 [Versione PDF]
* Silvia Panicieri, “Brodsky’s Travelling Exile Pays Homage to Venice”, pp. 131-137 [Versione PDF]
* Lucia Bonora, “Karel Hynek Mácha pellegrino a Venezia”, pp. 139-149 [Versione PDF]
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